Napoli e la Sirena Partenope
Nella mitologia greca,
Partenope (in greco antico Παρθενόπης/Parthenópês,
di παρθένος/parthénos,
"giovane ragazza", in particolare "vergine") è
una delle sirene.
Le Sirene, che
raffigurarono, secondo alcuni, l'afa spossante dello scirocco,
secondo altri l'apparenza seducente ma ingannevole delle onde, e
secondo altri ancora, con più probabilità, l'insidia
degli scogli.
Erano figlie di Forcis; il loro numero varia secondo le varie
tradizioni. Erano vergini bellissime, col corpo di donna che finiva a
forma di pesce. Con i loro canti soavi ammaliavano i naviganti,
trascinandoli poi alla riva. Per scongiurare questo pericolo, si
ricorda Ulisse che si fece legare all'albero maestro della nave e
fece otturare le orecchie con la cera. Tra le sirene ricordiamo
Leucosia, Ligea e Partenope, della quale si indicava il sepolcro
vicino la città di Napoli, chiamata anche città
partenopea.
Il mito di Partenope,
ecista fondatrice della città omonima (nucleo originario di
Napoli), nasce dalla tradizione del popolo, di origine greca, dei Rodii
che,
sul finire del IX secolo a.C. crearono una colonia commerciale
sull’isolotto di Megaride (dove sorge attualmente il castel
dell’Ovo) e sulle propaggini meridionali dell’attuale
Pizzofalcone (chiamato dai greci monte Echia e dove ha sede la
caserma Nunziatella).
Della antica presenza
rodia in Campania è prova sia il culto della sirena Partenope,
proprio dei naviganti Rodii, sia il valore ponderale della prima
monetazione napoletana che ci riporta all’ambiente egeo-anatolico.
Non dovettero comunque i Rodii fondare una città nel senso
stretto
della parola, ma realizzarono semplicemente un punto di appoggio per
le loro lunghe imprese marinare e commerciali.
Secondo la leggenda,
Partenope s'invagì di Ulisse ma, disprezzata da quest'ultimo, si
gettò in mare.
Da fonti leggendarie e
definibili antropologiche, sembra che proprio da queste due figure
nasce la città di Napoli, fondata dapprima sull'isola di
Megaride ed
estesa poi al monte Echia, nel VIII secolo a.C. Nel 470 a.C.
Partenope venne distrutta ma, a causa di una pestilenza mandata,
secondo la Sibilla dallo stesso Nettuno, padre della sirena
Partenope, per punire i Cumani, fu fondata sullo stesso posto la
città di Neapolis per ripristinare il culto della sirena.
Strabone
cita che il suo tempio era nella città di Néapolis
(attuale
Napoli), dove gli abitanti celebravano giochi ginnici in suo onore.
Le poche notizie che ci sono giunte a riguardo sono soltanto
riguardanti una corsa con le fiaccole che ogni anno si compiva in suo
onore. Pare che la sirena in questione sia morta nel luogo in cui
oggi sorge Castel dell'Ovo e proprio lì sia stata sepolta la
patrona
di Napoli, Santa Patrizia.
Due patrone di Napoli
quindi, Partenope e Santa Patrizia, una pagana e l'altra cristiana.
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